“Buone Notizie” Marco Travaglio sulle elezioni regionali in Sicilia


Ci sono giorni in cui la cronaca spalanca il cuore. Non, si capisce, la cronaca politica nazionale, sequestrata da decrepiti mostri partitici e tecnici, aggrappati alle loro poltrone, ai loro fallimenti, alle loro bugie e parole vuote, ai loro segreti, ai loro ricatti.

Ma per esempio la cronaca religiosa, con la lunga fila di cittadini silenziosi, cattolici e laici, che salutano il cardinal Martini, raro esemplare di pastore che univa fede e cultura, dunque parlava a tutti e con tutti (come ogni vero “cattolico”, cioè “universale”, dovrebbe fare).

Ma soprattutto parlava di tutto senza tabù, dalle coppie di fatto ai divorziati e ai separati, dagli omosessuali ai contraccettivi, dalla corruzione al rinnovamento della politica, dall’inizio alla fine della vita (perché Dio è tutto e dappertutto).

Un uomo di Dio che era avanti anni luce rispetto non solo alla gerarchia, ma anche alla politica: basti pensare alla sua scelta non contro l’accanimento terapeutico, ma contro i “salvavita” come l’alimentazione e l’idratazione artificiali che una legge demenziale vorrebbe imporre a tutti. Anche le cronache culturali danno motivi di speranza: pare che alla Mostra di Venezia si presentino alcuni bei film italiani, come non accadeva da tempo, a dispetto della guerra al cinema e alla cultura scatenata dal berlusconismo. E c’è motivo di sorridere persino dalle cronache politiche della Sicilia.

Nella terra delle trattative Stato-mafia seguite a mezzo secolo di convivenze e connivenze, nella terra che 11 anni fa tributava 61 collegi su 61 al partito di Dell’Utri, nella terra governata a lungo da Totò Cuffaro con la sinistra e con la destra e ultimamente da Lombardo alleato di pezzi di sinistra e pezzi di destra, i sondaggi danno in vantaggio la faccia pulita di Claudio Fava.

Non è un personaggio facile: la sua intransigenza, ereditata dal padre Pippo e scambiata da alcuni per alterigia, gli ha alienato fin dai tempi della Rete le simpatie di molti, che lo trovano troppo poco piacione e troppo allergico ai compromessi. Si diceva che Fava “non porta voti”, fin da quando perse di misura le comunali a Catania contro Enzo Bianco e poi, osteggiatissimo segretario regionale Ds, raccolse scarsi consensi elettorali. Ora però, visti i risultati degli (e i prezzi pagati dagli) “uomini del consenso”, c’è chi guarda a lui come a quello che è: una persona seria, colta e onesta, un giornalista-politico-sceneggiatore (I cento passi di Giordana era anche suo) che tre anni fa l’Economist elesse “eurodeputato dell’anno” come relatore della commissione d’inchiesta sulle “extraordinary rendition” (i sequestri illegali di presunti terroristi) della Cia, mentre il suo partito, i Ds, si voltava dall’altra parte, anzi salvava dall’arresto gli agenti Cia e copriva col segreto di Stato gli spioni italiani loro complici. Infatti Claudio passò a Sel.

Ora, dopo lo sfacelo di destra e sinistra anche a livello locale, il candidato post-ideologico di due piccoli partiti come Sel e Idv potrebbe ripetere il successo riscosso a Palermo da un personaggio molto più mediatico di lui come Luca Orlando, ma anche a Napoli da De Magistris, a Milano da Pisapia, a Genova da Doria. Tantopiù che in Sicilia il Pd ha tradito il suo statuto designando il pittoresco Crocetta senza passare per le primarie, in nome dell’inciucio con l’Udc, che in Sicilia ha tuttoggi un solo capo: Totò.

Abbiamo spesso criticato Di Pietro per candidati alla Di Gregorio, Razzi e Scilipoti, o per l’appoggio al pidino plurimputato De Luca. Ora va a suo onore la scelta di appoggiare Fava, anziché frazionare il fronte della legalità con un candidato di bandiera, superando le comprensibili resistenze interne di chi non ne può più dei valzer di Vendola. In attesa di ripermettersi il lusso di parlare di destra e sinistra, e mentre (nel 2012!) qualche furbastro dissotterra i fossili del fascismo e del comunismo, i siciliani hanno una fortuna di cui farebbero bene ad approfittare: votare qualcuno senza turarsi il naso.

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