Lo scontro a sinistra in Sicilia


In Sicilia, sul finire dell’estate più nera di crisi finanziaria, economica, sociale e persino morale della Regione, il quadro in vista delle elezioni regionali sembra ormai delineato. Ritroviamo una destra lacerata, in profonda crisi di prospettive e di personale politico, e una dura “sfida” a sinistra: la sfida al PD siciliano, alleato con l’UdC, nel nome di Rosario Crocetta e di tutto ciò che rappresenta, da parte dell’autodefinito “fronte del NO”.

Un fronte costituito essenzialmente da Sel e dall’Idv, con Orlando che finalmente converge su Claudio Fava, dopo averne a lungo “snobbato” la candidatura e aver indebitamente “pressato” su Antonio Ingroia – mossa discutibile in generale ma che in questa fase ha specialmente contribuito a un ulteriore strumentalizzazione dello stesso magistrato. La “divisione” a sinistra – ci riferiamo esclusivamente a Sel: Idv e Orlando sono, con ogni evidenza, altra cosa – non è irresponsabile e grave solo per il rischio elettorale che si corre, ma per ragioni di carattere politico e strategico, con una rilevanza che va molto oltre la vicenda siciliana – come spesso accade per le cose di Sicilia.

Avevamo sospettato, commentando le contraddittorie mosse e gli alterni umori politici di Micciché e Lombardo, che forse non sarebbe stato a queste elezioni che la destra siciliana si sarebbe ricompattata. Ma quel grumo di interessi forti, poteri costituiti, pratiche consolidate che la destra rappresenta e ha sempre rappresentato in Sicilia, sotto le diverse bandiere, è ancora in agguato. E per una sinistra siciliana che da trent’anni non è stata in grado di costruire un blocco sociale di cambiamento, di individuare gli interessi collettivi e i soggetti organizzati con cui portare avanti le grandi riforme di cui ha bisogno la Regione, la disarticolazione del blocco conservatore rimane un obiettivo strategico. È il tentativo compiuto con Lombardo, in buona parte fallito e finito nell’ignominia delle sue pratiche oscene. È quello che si prova a fare oggi con l’UdC siciliana, in una prospettiva più solida e credibile perché ancorata a un disegno di ricostruzione nazionale, che va oltre Monti, come più volte spiegato da Bersani. Sull’UdC siciliana occorre dire parole chiare, di fronte a una propaganda infamante: sebbene raccolga ancora qualche figura del “vecchio mondo”, ha maturato in sé una profonda revisione politica che ha portato alla estromissione del gruppo di Saverio Romano, sodale di Cuffaro e del tutto omogeneo nei fatti e nei misfatti alla destra, e si è data una prospettiva politica, sotto la ferma guida di Giampiero D’Alia, ben lontana dal cuffarismo e fiera oppositrice della degenerazione finale del lombardismo. Questo basta alla sinistra riformista? No, non basta. E la vera sfida politica è quella di rilanciare sul profilo politico e sulla visione del futuro dell’Isola, con proposte di azione “esigenti”, alzando l’asticella della moralità e della sobrietà pubblica: esercitando nel campo dell’alleanza per il governo, una reale “egemonia”. È quello che deve fare il PD, e il candidato Crocetta. E qui si pone la grande domanda: perché Sel si chiama fuori e sceglie un’altra strada?

Non vi è solo il calcolo di condurre una campagna elettorale, lucrando sui delusi del PD e sul malcontento generale, per superare quella soglia del 5% che consentirebbe di riconquistare la rappresentanza regionale che i Siciliani, alle ultime elezioni, non gli avevano concesso. C’è di più. È la sfida, la “guerra” – culturale, politica – interna alla sinistra, andata avanti per tutta l’estate, giunta al “crimine” istituzionale e repubblicano di tentare di coinvolgere il Presidente della Repubblica. È lo scontro a sinistra per espellere i germi di giustizialismo e di populismo – nuovi contenuti, per nuovi soggetti sociali, del “massimalismo” di sinistra, introiettati in una lunga deriva, che precede Berlusconi ma che nei suoi anni si è “politicizzata” – che ora cerca di intrecciarsi con la prospettiva politica del “dopo Monti”, da cui invece va tenuto ben distinto. La Sicilia, per ovvie ragioni, è il teatro naturale di questa battaglia. E Fava, competitore in definitiva subalterno di Orlando (che, con Di Pietro, ha tentato una regia più “alta” all’operazione, cercando inopinatamente di coinvolgere Ingroia, il quale comprensibilmente non ha prestato se stesso, la sua funzione e la sua storia), non vuole correggere la rotta e arrestare quella deriva. La sua vera sfida è a Vendola: indicargli come irrinunciabile una prospettiva comune con il populismo dipietrista e orlandiano, condito del giustizialismo dei fiancheggiatori del Fatto quotidiano. E condizionare il PD. In questo crocevia di questioni cruciali a sinistra – e in particolare nel rifiuto del populismo dipietrista che ormai, con il Fatto, insegue quello di Grillo – Vendola si trova in mezzo al guado. Bene ha fatto Bersani a porgergli la mano, per aiutarlo ad attraversare. È bene che sappia però che la Sicilia è un passaggio decisivo, e che ha il dovere di richiamare il suo partito nell’Isola a una riflessione profonda, benché tardiva. La divisione delle destre siciliane non può essere un alibi. I “fronti del NO” (come li chiama l’Idv in Sicilia) non sono una prospettiva politica. Ne va della credibilità a candidarsi alla guida del Paese, nel dopo Monti. Quando l’esigenza di un radicale cambiamento nella politica economica, che rilanci la sostenibilità sociale e ambientale dello sviluppo, non esclude ma rafforza l’esigenza dei compromessi “alti”, con le forze moderate, per ricostruire il Paese dalle macerie. Quelle macerie che in Sicilia sono ovunque sparse, dal bilancio della Regione alle cataste di rifiuti in fiamme.

autore. Giuseppe Provenzano

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One thought on “Lo scontro a sinistra in Sicilia

  1. Caro Giuseppe, consentimi di dissentire dalla tua pur ragionata e rispettabile opinione.
    In linea di principio potrei anche condividere, tuttavia, la ragione e la memoria storica e politica mi portano a dissentire. Specie laddove riscontro a fronte di una pur sana riflessione l’assenza di autocritica da parte di coloro che all’interno del PD Sicilia, hanno maturato e messo in pratica le scelte, infauste e scellerato di sostegno al Presidente Lombardo. E’ sorprendente ed inquietante il trasformismo di Costoro che vorrebbero oggi far passare quelle scelte come fatto presupposto giustificante la manifestata e sentita “ esigenza dei compromessi <> con le forze moderate, per ricostruire il Paese dalle macerie”. Dissento in quanto i portatori ed interpreti dei “compromessi alti” come Tu li chiami continuano ad essere uomini di statura culturale e morale molto “piccola” ai quali riconosco soltanto la capacità di curare e coltivare attraverso lo strumento che la politica offre loro “tanti, disparati, piccoli interessi”. Questa è la Sicilia negli ultimi cinquant’anni! Ritengo altro il cambiamento, altra la rivoluzione.
    Un caro saluto. Leonardo Giglio

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